Piccolo Tibet...

... il grande viaggio (racconto di Micaela)

Il lungo cammino...

...dal monastero di Comic a quello di Lhalung, via Demul

25 agosto 2007

...da Comic a Demul passando per il minuscolo villaggio rurale di Dogsa

Sveglia alle 7, colazione e visita al tempio di Comic, acquisto sigarette (in questi paesini non c’è l’ombra di un negozio) e via: destinazione Demul. Ci fermiamo una sola volta in un alpeggio (noto come Dogsa) a prendere un thè. Ce lo offrono una signora anziana con due denti in bocca e due bambini molto sporchi ma sorridenti. Gli regaliamo due penne colorate, biscotti e caramelle. Il sole spacca la testa... Avvistiamo in lontananza una coppia di yak. Poi si riparte: salitona al passo in un caldo da urlo, lunga e dolce discesa e siamo a destinazione. Rispetto agli altri villaggi Demul è arroccato sul fianco di una montagna, ha case più curate da fuori ma solita sostanza (camerona con cucina e stufa e buco per bagno). La stanza che ci danno però è la migliore del trek: bella, ampia, pulita, con tappeti nuovi ovunque e finalmente un letto a due piazze! Ceniamo con la famiglia insolitamente taciturna, numerosa (due vecchi, una ragazza della nostra età, un ragazzo di 20 anni, due quindicenni che sembrano gemelle ma scopriamo che non sono neanche parenti, una bambina di sette anni) e schiva... Ottimi tupka (zuppa di verdura e pasta di farina d'orzo fatta a mano che qui preparano con il formaggio locale e che osserviamo durante la meticolosa preparazione con l'intento di riproporli agli amici appena torniamo). Buco e nanna. Domani ultima tappa a Lhalung e poi finalmente (per l’igiene personale) ci aspetta una lunga doccia a Kaza.



26 agosto 2007

...da Demul a Lhalung sotto un sole cocente

Visita al tempio insolitamente posto in alto ma nel paese. Belle raffigurazioni murarie della vita di Buddha e solite statuette. Percorriamo la ripida discesa fino al fiume di corsa perché in alto stanno facendo lavori per costruire una strada e fanno simpaticamente saltare con cariche esplosive grossi massi provocando frane che scendono proprio sul nostro percorso. Qui funziona che fischi e speri che ti vedano ma visto che non abbiamo risposta l’unica è correre ed incrociare le dita. Al fiume siamo riparati così ci fermiamo un po’. Inzuppiamo i piedi nell’acqua ghiacciata e Fabio ne approfitta per fare una tappa nel natural wc, più ameno del buco. Riprendiamo la marcia su un sentiero brullo e pietroso. E’ il giorno più caldo di tutto il trek e Fabio patisce più di tutti. Ginger tea sulla via da un locale che ha un campo di piselli e orzo, una serra ed un cagnino bianco tipo barboncino che segue ogni nostro movimento. Foto di Lhalung attraverso l’arco di benvenuto di pietra ed arbusti, ma la strada è ancora lunga ed il sole sempre più forte. Scendiamo nuovamente al fiume, attraversiamo il ponte ed affrontiamo la ripida salita che porta al paese. Arriviamo cotti dal sole e disidratati (non so come possano vivere quotidianamente in questo deserto). Il paese alterna case nuove a quelle che Lara ci presenta con molto orgoglio come le più antiche della regione (siamo talmente provati dal sole che riusciamo solo a vederle vecchie e decadenti). Posiamo i bagagli in quella che dovrebbe essere la nostra stanza per la notte ma non riusciamo a riposare e restiamo per ore a fissare, attraverso la finestra, la strada polverosa che porta al paese nella speranza che all’orizzonte compaia una jeep che ci riporti già in serata a Kaza (vogliamo una doccia!). Usciamo nuovamente sotto il sole per andare al monastero, non tanto per il nostro amore per l’architettura locale quanto perché la strada si ferma lì e se arriva qualche jeep è di turisti che vengono per la visita. Ci ricrediamo subito perché il gompa è una perla: antico e simile a quello di Tabo come pitture murarie. Accanto stanno costruendo dei locali nuovi ed assistiamo ai lavori accartocciati sotto la tenue ombra di un piccolo albero. Arrivano due jeep ma sono piene. Seguiamo Lara a casa di un amico lì vicino che ci offre thè ed un piatto di veg fried rice (riso fritto e verdure). Torniamo sulla strada e finalmente troviamo una jeep di locali che rientrano da Nako dove c’è stato il Dalai Lama. Si contratta sul prezzo. Alla fine si trova un accordo su 600rps (500 le mette Fabio con generosità perché Lara ha già pagato la stanza dove ci aspettano i bagagli) e, raccolti gli zaini, partiamo con il sorriso sulle labbra. Al nostro arrivo a Kaza troviamo una sorpresa graditissima: c’è Negi che ci accoglie al grido di baba Fabiooo! (è arrivato con la famiglia di belgi e riparte domani per Manali). Scambiamo due battute e corriamo in stanza per la doccia più lunga della nostra vita. Mentre sono sotto la doccia suona l’uccello che funge da campanello: è Lara che fa scendere Fabio a conoscere un turista tedesco interessato ad un giro nella Pin valley che piacerebbe anche a noi. Poi cena al Madrian con Lara (in guest house ci sono troppe prenotazioni). Tupka e birra seguiti da un bel sonno rigeneratore...