Piccolo Tibet...

... il grande viaggio (racconto di Micaela)

Dal deserto secco al verde umido...

...da Kaza a Manali, inizia il rientro

29 agosto 2007

...da Kaza a Manali, tra i passi carrozzabili più alti del mondo

Sveglia ore 3.30. Lara ci porta un thè e ci aiuta con i bagagli da sistemare sul tetto dell’autobus. Luna spettacolo... Occupiamo i nostri posti prenotati nr 2 e 3 (consigliatissimi), Fabio vicino al finestrino per sbiancare ad ogni strapiombo ed io al centro accanto ad uno stordito svizzero che dev’essersi fatto l’impossibile perché muove le mani come se stesse parlando da solo con gli occhi persi nel vuoto... Ci aspettano più di 10 ore di viaggio fino a Manali. Ci si ferma ad intervalli regolari per controllo passaporti e mangiare qualcosa. I passi che superiamo sono spettacolari come panorama ma la strada è stretta, ricamata non si sa come su una parete ripida, senza parapetti e tutta buche. Incontriamo gruppi di pecore, capre e cavalli... Il controllore sporge la testa dal finestrino, incita gli animali a spostarsi (la scelta è precipizio o parete verticale a monte) e l’autista a procedere (chalo, chalo!)... A metà percorso foriamo una gomma... Per fortuna è quella centrale doppia per cui si riesce a proseguire in salita fino ad un punto più largo e comodo (nei pressi di Gramphoo) prima di cambiarla. Scendiamo tutti e ci godiamo l’operazione sul muretto di un dhaba lì vicino. Il vento soffia forte... Sostituire la ruota spetta all’autista che si arrampica sulla scaletta per calare dal tetto del bus la gomma di scorta mentre i due controllori, mani in tasca, osservano come noi e se la chiacchierano tranquillamente. Tempo mezzora e si può ripartire. Il verde è tornato a colorare le montagne e ci sono piccole cascatelle che scendono dall’alto (stiamo lentamente scendendo di quota). Arriviamo a Manali alle 14.30... In un caldo umido (non più abituati a questo clima) scarichiamo i bagagli dal tetto e prendiamo un risciò (un'ape-car colorata verde e giallo come i taxi, aperta ai lati ed “arredata” con tendine all’interno) per Old Manali, sulla collina a 2 km da Manali città. Sistemiamo le nostre cose al Tourist Nest... Dalla stanza al secondo piano (ottima sistemazione, pulita e confortevole oltreché panoramica, per 400rps) si gode una bella vista su Vashist sulla montagna di fronte (fitta pineta e piccoli corsi d’acqua). Per pranzo scendiamo al locale più vicino dove mi prendo una porzione di momo mentre Fabio, in astinenza da cioccolato, corre alla german bakery per una coppia di cicciuti choco balls che ingurgita alla velocità della luce per poi non digerirli. Uno sguardo alla guida e pisolo pomeridiano... Piccolo tour tra i mille negozietti che popolano Old Manali. Ci accorgiamo subito che il paese è molto turistico oltre che umido (dal deserto a qui è una bella botta e da domani avremo un bel raffreddore) e rimpiangiamo di non aver scelto un altro posto per riposare le stanche membra prima di tornare verso Delhi e quindi alla vita di tutti i giorni in Italia, ma abbiamo la prenotazione del volvo Manali-Delhi il 3 settembre e nelle vicinanze non c’è granchè... Cena lungo il fiume al Tibet Kitchen raccomandato dalla guida e da Ciccio (venendo da Manali ci aveva dato due dritte). Il cibo è buono ma nulla a che vedere con le cenette casalinghe del trek (solo ora ci rendiamo conto di quanto abbiamo mangiato bene). Torniamo all’hotel percorrendo la lunga salita che porta ad Old Manali e che tra qualche giorno conosceremo a memoria. I cani a branchi ringhiano nel buio. D’ora in poi faremo il tragitto “armati” di una grossa bottiglia d'acqua (la banda dei coraggiosi!). Un film in stanza sottotitolato e parlato in inglese e nanna...


30 agosto 2007

...riposo nella umidissima Manali

Per colazione aloo paratha al Moon Dance Garden (niente a che vedere con quella cucinata dalla moglie di Lara a Langcha). Scendiamo a piedi a Manali percorrendo la via polverosa e trafficatissima. Accanto alla strada principale c’è un sentiero immerso nel verde che attraversa la pineta (alberi altissimi e fitti) ma l’accesso al sentiero è chiuso da una cancellata (si paga una piccola quota di 5rps ma soltanto negli orari di apertura del parco dalle 10.30 in poi). Il sole è bollente così giriamo a caso per negozi e bar della caotica Manali più che altro alla ricerca di un po’ d’ombra. Assaggiamo un eccellente succo di melograno spremuto sul momento (dolce ma dissetante!) facendo attenzione che non ci aggiungano acqua del rubinetto e poi facciamo un salto in farmacia a prendere qualcosa per la mia gola irritata. Ce ne sono a bizzeffe di farmacie qui: entri, dici cos’hai e il farmacista comincia ad aprire mille confezioni ed ad estrarti il numero esatto di compresse che ti servono, per me ad esempio tre pilloloni d’antibiotico ed uno sciroppo per gargarismi (l’antibiotico lo abbiamo quindi ci rifila solo lo sciroppo). Oggi abbiamo voglia di cibo indiano (versione per indiani, non per turisti) così raggiungiamo la piccola mensa Swamiji’s Madras Cafè, gestita da un’esile signora del sud e segnalata dalla guida come ottimo posto per assaggiare thali e dal. Prezzo contenuto ed ottimi thali e chana masala (ceci speziati). Caldo insopportabile e pancia piena ci spingono a farci portare su in risciò (capitalisti). In stanza si muore di caldo ma riusciamo comunque ad appisolarci. Usciamo nel tardo pomeriggio, ritiriamo in lavanderia la biancheria che non ne poteva più (in hotel non si può lavare e la tintoria costa così poco) e proviamo per cena lo Yangkhor Cafè a gestione tibetana (ci piacerà e diventeremo clienti fissi): tupka, momo, mix veg ed aloo gobi davanti ad un king kong sottotitolato in inglese (nel locale hanno un angolino cassa + german bakery + affitto dvd). Ritorno al buio con bottiglia pronta e nanna...